Nelle sale della Capitale…le recensioni di Mary

 

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Cinemino? Se siete di questo avviso, esattamente come me, Mary suggerisce Dio esiste e vive a Bruxelles

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Dio esiste e vive a Bruxelles

In una Bruxelles piovosa e malinconica, chiusa in un grigio appartamento, senza porta di entrata né di uscita, vive una famiglia un po’ particolare.

Il capofamiglia è un uomo dispotico e prepotente, vestito in maniera sciatta, con vestaglia e pantofole, la moglie è una massaia svampita, con l’hobby del punto a croce, e la figlia è una teenager dall’animo ribelle.

In realtà si tratta di Dio in persona, che, chiuso tra le quattro mura di un’anonima dimora, con l’ausilio di un computer, si diletta a perseguitare l’umanità tra piccole e grandi sventure, sotto forma di leggi da lui stesso ideate e numerate, molte delle quali ricordano le leggi di Murphy. Il suo studio è un immenso archivio, circondato da scaffali che si elevano all’infinito e che contengono i miliardi di schede dell’intera popolazione mondiale.

La moglie, una donna paffutella, dallo sguardo perplesso e spiritato, è anch’essa una Dea, ma vive in uno stato di timore reverenziale nei confronti dell’irascibile coniuge, perciò, la sua attività, nell’appartamento di Dio, è ridotta allo svolgimento di faccende domestiche.

Arriviamo al giorno in cui la figlia di Dio, Ea, ragazzina dall’aria sveglia e curiosa, decide di scontrarsi con il padre, poiché non tollera più le sue perfide e sadiche ingerenze nei confronti dell’umanità.    

Il padre non accetta di buon grado le critiche della figlia, e durante il litigio, non esita a picchiarla.

Questo per Ea, è davvero troppo: esasperata dalla violenza del genitore e desiderosa di conoscere il mondo, dopo aver chiesto qualche consiglio al fratello maggiore JC (Gesù Cristo), che si manifesta a lei con le sembianze di una statuina iconografica, decide di evadere dall’appartamento, attraverso l’oblò della lavatrice, non prima di aver inviato a tutti gli esseri umani, la data della loro morte e aver, successivamente, sabotato il computer paterno.

Inizia così l’avventura della piccola Ea sulla terra, i suoi incontri con gli esseri umani, primo fra tutti un clochard, che le farà da guida e da tramite per approcciarsi con una piccola rappresentanza di personaggi, che dovranno diventare i suoi nuovi apostoli, 6 per la precisione, e che scriveranno il nuovo “Nuovo Testamento”, ovvero il Testamento 2.0.

Il regista Jaco Van Dormael ci presenta una storia surreale, ironica, assolutamente esilarante, che strappa molte risate e qualche riflessione.

La domanda che in molti potremmo porci è: cosa farebbe ciascuno di noi, se venisse a conoscenza del preciso numero di anni, mesi, giorni e ore che gli restano da vivere? Continuerebbe a condurre la vita di sempre, circondandosi delle stesse persone, o inseguirebbe, finalmente, uno dei tanti sogni che si rimandano per un’infinità di motivi, come viaggiare o assecondare degli aspetti della propria personalità non politicamente corretti, che per quieto vivere si sono continuamente censurati, o lanciarsi con trasporto verso la persona per la quale si è sempre stati segretamente innamorati ma che, per timidezza o pigrizia, si è, negli anni formalmente ignorata?

E in queste ipotesi: come si modificherebbe il nostro rapporto con la religione o, comunque, con un’Entità superiore?

I vari personaggi che Ea incontra nel suo percorso sulla terra, decideranno di modificare quello che resta della loro esistenza e di dedicarsi ad altro, fino ad attuare le situazioni più incredibili, come la signora dell’alta borghesia (interpretata da Catherine Deneuve) che lascia l’algido marito, per fuggire con un gorilla riscattato dallo zoo.

In ognuna delle persone che incrocia, e che l’autore descrive in maniera colorata e onirica, sulla falsariga del “Favoloso mondo di Amelie”, Ea individuerà la loro musica personale, appoggiando l’orecchio sul loro cuore, e si farà raccontare gli episodi più salienti della loro vita, da cui ricavare una massima, che sarà inserita nel Testamento 2.0.

Nel frattempo, il Dio persecutorio, padre della ragazzina, nell’inseguimento della stessa, approdato sulla terra, si imbatterà in una umanità cruenta e, ormai privo dei suoi poteri per effetto del computer manomesso, finirà ingloriosamente in un centro di accoglienza per poveri, mentre la moglie, affrancatasi dalla tirannia del marito, felice di essere sola, senza più quella presenza ingombrante e detestabile, si approprierà del computer “divino” e lo riprogrammerà nella modalità più ottimistica per il genere umano.

In questo finale pirotecnico, si può, quindi, constatare che, mentre nel Vecchio Testamento una donna ha dato origine al dolore nel mondo, in queste nuove scritture è proprio ad una figura femminile che si deve la salvezza dell’umanità.

Posted on by Gio in Cinema Leave a comment

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